L’acqua dorata – parte 2

1

I lati del prato dove Ermir andrà a battersi sono gremiti di spettatori paganti e di venditori di ciambelle e çay.

Il vociare si acquieta all’improvviso. Al suono dei tamburi e dei fiati, i pehlivan, i lottatori, avanzano verso il centro e retrocedono per tre volte. Una voce dal fondo lo chiama con il suo nome di battaglia, “Arnavut’lu” Ermir, Ermir, l’Albanese, così è conosciuto da tutti. Non esistevano i cognomi, quindi in qualche modo ognuno si doveva portar dietro qualche pezzo di storia, un pezzo di Paese, un pezzo di famiglia. Nel suo caso era l’Albania, terra che non avrebbe mai visto in vita sua.

Avanza ciondolante e sicuro verso il centro, alza le braccia al cielo e in un attimo la folla si incendia, un boato esplode intorno a lui e il suo corpo, rigonfio di orgoglio e forza, sembra trasformarsi in quello di in un gigante. Saluta gli avversari e si prostra a terra: Il ginocchio destro a terra colpisce in un colpo l’erba, la mano sinistra risuona sul fianco contratto e dolcemente posa il capo al suolo, baciando con piglio tenero e orgoglioso la terra che gli dà da vivere. A turno gli altri avversari compiono il cerimoniale e attendono il verdetto del cerimoniere della gara. I primi contendenti vengono sorteggiati e chiamati al centro del prato con i nomi di battaglia.

Ermir scopre il suo avversario: è Selaniki’li Ali, Ali di Salonicco. I due si guardano, si avvicinano dando inizio a una danza di strette e tocchi perlustrativi, per rendere omaggio alla forza dell’altro e al contempo esplorarne i pericoli e le debolezze. Viene dato il via alla gara e comincia la prima mossa. Ermir si avventa sul corpo di Ali con una presa obliqua, lo cinge da destra lanciandosi con tutto il peso sotto il suo braccio, ma Ali è inchiodato al terreno, le sue gambe trattengono il peso di entrambi e non cedono. Ermir teme di sbilanciarsi in avanti e riprende spazio, tornando a guadagnare la presa a terra. Cerca di svincolarsi dalla sua stessa presa ma Ali lo trattiene ora da terra, la sua gamba ha incrociato la sua e non gli permette di liberarsi. Sono serrati entrambi nella morsa dell’altro; basterebbe un’incertezza e un attimo di stanchezza per far prevalere l’uno sull’altro e far perdere l’equilibrio all’avversario. Ma nessuno dei due cede. E intanto il sudore scorre e rende i loro corpi più vischiosi e brillanti sotto i raggi del sole di agosto.

Sono le 6 di pomeriggio. Ali ed Ermir, stremati, cedono vicendevolmente l’uno al peso dell’altro, come in un tango impacciato dove non si capisce bene chi conduca chi. A ogni sbilanciamento segue un passo all’indietro, una contrazione addominale e si ritorna al punto di partenza. Si eguagliano in altezza, in peso, in forza. E anche la loro storia non si differenzia di molto.

Costantinopoli, Ponte di Galata (1880-1893)
foto scattata dai Fratelli Abdullah

Ali è nato in un paese delle montagne della Macedonia, è cresciuto a Salonicco, ma sogna Costantinopoli, quella città divisa dal blu di un canale maestoso, dal profilo saccente e dai tramonti struggenti.

Gli hanno raccontato che là c’è lavoro e un posto per tutti. Non appena metterà via abbastanza risparmi se ne andrà e tenterà la fortuna. Ha già diversi amici greci che lo aspettano. Vuole aprire una taverna in qualche quartiere del centro, non se la cava male con la cucina ed è un buon intrattenitore, oltre a essere un buon bevitore di rakı. Non può mica combattere per tutta la vita. Arriverà il giorno in cui le ginocchia non reggeranno più e deve pensare a cosa fare dopo. Da solo e senza famiglia vuole tentare la fortuna. Per Ermir è tutto un po’ più difficile. Cambiare città è una scommessa grossa e non ha risparmi messi da parte. Tutto ciò che ha sono i suoi muscoli e questi gli bastano per andare avanti.

All’improvviso l’instabile equilibro tra i due si rompe ed Ermir dimostra una sicurezza che passo dopo passo pone Ali in difficoltà e lo conduce gradualmente in una condizione di inferiorità psicologica. Mentre incalza con forza crescente sul corpo dell’avversario e si fa strada verso la vittoria, Ermir si sente sicuro come non mai. Ogni tassello della sua esistenza sembra essersi incastonato perfettamente come le tessere dorate in un mosaico abilmente pensato. Il suo corpo agisce ormai come in una sorta di trance. Senza pensare, il suo fisico conosce quali mosse parare e quali imporre sull’altro e pare non essere disposto a ricevere sorprese.

In quel tardo pomeriggio di agosto in cui la vita pareva chiara e luminosa come il sole accecante che ardeva sul campo di combattimento, non avrebbe mai immaginato che un giorno avrebbe dovuto ricredersi su tutto e avrebbe dovuto fare le valigie in fretta e furia, come suo padre trentanni prima.

Fine Parte 2

torna alla Parte 1

Share.

About Author

Laureata in Letteratura Spagnola Contemporanea, ho proseguito gli studi analizzando il rapporto tra la letteratura e le forme di migrazione attuali con un focus speciale sulla Spagna e l'America Latina. Grazie a un'esperienza lavorativa presso la Bilgi Universitesi di Istanbul, ho iniziato a esplorare un "nuovo" mondo e ad addentrarmi nell'intricata e magica storia della Turchia contemporanea, un ponte in continua evoluzione sospeso tra il passato e il futuro. I miei scritti sono un assaggio dell'Occidente e dell'Oriente, ma hanno come comune denominatore un'unica cosa: la magia della scoperta e della nostalgia.

1 commento

  1. Pingback: L’acqua dorata – parte 1