Da Simonetta Cattaneo in Vespucci a Chiara Ferragni

0

Ovvero come si scopre che anche l’influencer fa cultura

Simonetta è nata a Genova e grazie alle condizioni agiate della nobile famiglia Cattaneo Della Volta, cui appartiene, ha potuto godere di un livello d’istruzione non comune tra le coetanee della sua stessa estrazione sociale. La natura l’ha inoltre dotata di una raffinata bellezza e una grazia che non passano inosservate e infatti si sposa molto giovane con un bel ragazzo toscano rampollo di una facoltosa famiglia di banchieri, con cui dopo le nozze, si trasferisce nella capitale del Rinascimento. Tutta Firenze impazzisce per questa creatura che sembra appartenere a un mondo ultraterreno: nessun uomo è immune al suo fascino, le vengono dedicate poesie e i maggiori artisti la eleggono propria musa; le donne la ammirano e invidiano la sua eleganza, vogliono vestire e acconciarsi come lei, partecipare alle feste a cui lei è invitata.
La storia di questa ragazza sembra senza tempo, potrebbe svolgersi ai giorni nostri e in un qualsiasi luogo. Ma Simonetta è nata nel 1453, si è sposata a sedici anni ed è morta di tisi nel 1476 a soli ventitre anni, eppure, nella sua breve sfolgorante esistenza è stata, suo malgrado, un’influencer,
Non è difficile immaginare il mercante di tessuti, che per convincere una cliente restia ad acquistare una certo broccato, afferma che la Vespucci ne ha comprati tot metri, o la moglie chiedere in dono al marito un medaglione tale e quale a quello che indossa Simonetta, nel ritratto che le ha fatto Botticelli.

Sandro Botticelli, Ritratto di Simonetta Vespucci, 1480 ca. Gemäldegalerie, Berlino


L’imitazione è parte stessa della natura umana e non denota solo, come si potrebbe pensare, una mancanza di personalità, o di capacità decisionale; cresciamo imitando, ed è questo che ci porta a migliorare, a conoscere, a evolvere e quindi a sviluppare delle capacità, un pensiero proprio e un gusto che tuttavia non abbiamo innati.
550 anni dopo la morte della Vespucci, influencer decisamente più consapevole, anzi, in Italia l’Influencer per antonomasia, Chiara Ferragni, posa davanti a un quadro in cui la sua antesignana Simonetta è raffigurata come Venere nascente, in un rimando di citazioni: la bionda e diafana ispiratrice di tendenze cremonese, come l’eterea dea del Botticelli, i cui panni sono “smessi”, dalla splendida giovane fiorentina, che tanto ascendente ha avuto sui gusti dei suoi concittadini.
Le foto in un attimo fanno il giro dei social media, del web e delle palle di tante persone. Per lei è l’ennesimo successo di pubblico; come sempre vince il mantra “Non importa cosa dicono l’importante è che ne parlino”. Di successo dell’iniziativa, perché Chiara non si trovava per caso in visita al museo, parla anche Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, dove l’opera è conservata.

Amedeo Francesco Novelli, Chiara Ferragni


E quindi vincono tutti e sono tutti contenti? Mai. Si scatenano i dotti e gli ignoranti, a volte con degli inaspettati scambi di ruolo, e ognuno deve dire la sua. Chi in maniera strutturata e chi in modalità più pecoreccia, chi a favore, chi contro, chi non è mai entrato in un museo e chi sembra non fare altro nella vita, ma ciascuno esprime la propria opinione.
Certo è che i nostri musei e i nostri luoghi d’arte, la maggior parte dei quali molto più degli Uffizi, hanno bisogno di sovvenzioni per sopravvivere e per fiorire. Come qualsiasi attività. Perché è inutile innalzare sempre lo stendardo della Cultura, trattando il tema come un’entità astratta e intoccabile e poi lamentare la mancanza di fondi ad essa destinata. I fondi mancano. È un fatto. Il nostro patrimonio è smisurato e ormai abbiamo capito che lo Stato da solo, uno Stato ora più in difficoltà che mai, non se ne può occupare per intero.
È anche vero che l’importanza di certe ricchezze, si insegna, o si dovrebbe insegnare, ma dati di questi giorni ci parlano della nazione col livello di scolarizzazione più basso d’Europa; forse se gli italiani avessero avuto più interesse, più cura e maggior lungimiranza per le bellezze che li circondano oggi i direttori dei musei o dei siti archeologici non si dovrebbero improvvisare PR o ingegnare in mille modi non convenzionali per fare cassa. Chissà, forse nemmeno quello sarebbe bastato. Ma se dove non sono riuscite la scuola o la famiglia, riesce la Ferragni, che c’è di male? Lode al merito. Perché dare per scontato che quel +27% di ingressi dichiarati dal museo fiorentino dopo la sua visita, fosse solo una bolla, un evento eccezionale? Magari, qualcuna di quelle persone, ci potrebbe prendere gusto e ripetere l’esperienza altrove.
Qualcuno dei suoi follower potrebbe scoprire di avere un museo dietro casa e decidere di visitarlo, dopo lo shopping nella boutique di tendenza e prima dell’aperitivo nel nuovo locale alla moda; perché, sfatiamo un’altra errata credenza, una persona che visita un luogo d’arte, apprezza, si emoziona o anche, vivaddio, dice “non mi piace” di un’opera, può comprarsi dei vestiti e bere un bicchiere con gli amici. Tra queste attività non esiste conflitto.

Share.

About Author

Sono nata e cresciuta in un villaggio della provincia bergamasca, quasi bresciana, nascosto tra le nebbie della Pianura Padana. Ho scelto Milano come città di adozione perchè, se impari a conoscerla, non è una città caotica, non è per forza fashion e può pure capitare di chiacchierare col vicino di casa. Sono laureata in storia dell'arte e lavoro nel variegato mondo della comunicazione.

Comments are closed.