(S)velare è un arte

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In Giappone hanno un nome e un arte per ogni cosa, poco è lasciato al caso. Hanno una complessa disciplina per la preparazione del te, una per comporre i fiori recisi nei vasi, un’altra ancora per arredare casa e così via, e non poteva certo mancare una tecnica con regole precise per confezionare pacchetti. Che si tratti dell’involucro per il pranzo al sacco o per trasportare i vestiti, furoshiki, o la confezione per un dono, qui si tratta di tsutsumi, in entrambi i casi ci sono istruzioni ben chiare da seguire e gesti precisi da compiere per comporre il pacchetto. Va da sè che se nel primo caso la cura e la qualità della preparazione avranno un risultato sostanzialmente funzionale, impedire che il cibo esca dal contenitore o che i vestiti si sparpaglino ovunque durante il trasloco, nel secondo, la forma del pacchetto e il materiale con cui si lavora sono già di per sè parte del regalo. La confezione costituisce una sorta di overture, è l’occhio di bue che prepara l’entrata in scena dell’attore, un’anticipazione del piacere che si proverà una volta svelato il contenuto e così, ciò che è stato nascosto con tanta arte e cura, diviene ancor più prezioso.

(Più o meno come in Splash – una sirena a Manhattan, quando Tom Hanks regala a Daryl Hannah un carillon confezionato in una scatola di cartone bianco, e lei lo ringrazia tutta emozionata contemplando e stringendo grata il cubo bianco, senza neppure immaginare che dentro ci sia altro e quando poi lo scopre, è nuovo stupore e nuova gioia)

Certo a volte però un soggetto, coperto e quindi nascosto alla vista, può inquietare o confondere, disorientare. Oggetti innoqui e di uso comune come una macchina da cucire (L’enigme d’Isidore Ducasse di Man Rey) o i volti di due innamorati (Gli amanti di René Magritte) se occultati, preclusi alla vista nelle loro forme proprie, intimoriscono, incuriosiscono e attirano immediatamente l’attenzione di chi senza quella schermatura non li avrebbe nemmeno degnati di uno sguardo.

Un edificio o un monumento davanti al quale si passi ogni giorno, un parco pubblico in cui si abbia passeggiato centinaia di volte, un lago sulle cui sponde ci si sia fermati a fissare lo sguardo in lontananza, là dove i piedi non possono portare, anche allora distratti da altri pensieri, e poi un giorno passando per Piazza Duomo a Milano si nota subito che hanno avvolto in un sudario, la statua equestre di Vittorio Emanuele e che anche il monumento a Leonardo da Vinci dall’altra parte della Galleria, in Piazza della Scala, ha subito la stessa sorte e sembra ora un razzo pronto a decollare; che le antiche mura che i romani chiamano da sempre Porta Pinciana e davanti alle quali quotidianamente si snoda il traffico tentacolare della Città Eterna, sono completamente rivestite di teli, e ora sembrano un’incredibile quinta scenica; che il Reichstag di Berlino si erge come una gigantesca costruzione di parallelepipedi di ghiaccio, impacchettato in chilometri di tela. Ci si sofferma ad osservare straniati quei luoghi tante volte visti e quindi dimenticati, se ne richiama alla memoria la forma, e dalla forma il significato o la funzione, la storia. Ecco che l’involucro diventa l’importante riflettore puntato su un simbolo o su un’istituzione, il prezioso tsutsumi sapientemente steso sulle acque del lago d’Iseo per permetterci di camminare oltre i nostri limiti, le vele spiegate lungo i sentieri di Central Park, fluide come un fiume d’oro, che ondeggiano sopra le teste dei Newyorkesi e donano loro un volteggiare di foglie arancioni in una mese, febbraio, in cui il bosco non ha colori.

Grazie a Christo e Jeanne-Claude (https://christojeanneclaude.net/) che hanno lavorato per 70 anni a questi progetti folli, dimostrando che spesso l’impossibile è solo un’opzione e che proteggere e svelare sono arti che tutti dobbiamo praticare.

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About Author

Sono nata e cresciuta in un villaggio della provincia bergamasca, quasi bresciana, nascosto tra le nebbie della Pianura Padana. Ho scelto Milano come città di adozione perchè, se impari a conoscerla, non è una città caotica, non è per forza fashion e può pure capitare di chiacchierare col vicino di casa. Sono laureata in storia dell'arte e lavoro nel variegato mondo della comunicazione.

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