La Signora del tango

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Era il 1932 quando Carlos Gardel, mito consacrato del tango argentino, incideva la sua Lejana tierra mia, cantando l’amore e il dolore per la patria lontana e perduta.

[…] Lejana tierra mía de mis amores, como te nombro en mis noches de insomnio con las pupilas llenas de asombro. Dime, estrellita mía, que no son vanas mis esperanzas. Bien sabes tú que pronto he de volver a mi viejo querer.[…] Lejana tierra mía de mis amores.

Nello stesso anno, a molti chilometri dalle milonghe di Buenos Aires, una donna avrebbe segnato la storia del tango e del suo Paese. Il suo nome era Seyyan Hanim, ovvero “la Signora Seyyan”.

Dopo un approdo di successo all’Esposizione Universale di Parigi nel 1911, il tango si diffuse in Europa negli anni ’10, e si trasformò in pochi anni nel ballo del momento. La sua originaria natura marginale e porteña entrò a far parte del mondo delle sale da ballo delle nazioni europee e si aprì inaspettatamente al vasto pubblico, incluso nel “lontano” impero ottomano.

Seyyan era nata proprio in quello decennio, nel 1913, a Salonicco, città che aveva dato vita ai movimenti liberali che avrebbero condotto negli anni ’20 alla nascita della Repubblica turca. Suo padre respirava quell’aria di rinnovamento e sognava per l’unica figlia femmina un destino che le offrisse opportunità simili a quelle dei suoi figli maschi. Per questo decise di chiamarla “Seyyan”, nome di origine araba che significa “uguale”. E infatti fu educata al pari dei suoi fratelli. Si laureò presso il Conservatorio Municipale di Istanbul e diede prova di capacità canore e linguistiche non indifferenti: a soli 16 anni era in grado di interpretare brani classici in lingua italiana e francese ed ebbe l’onore di esibirsi al Teatro dell’Operetta del quartiere di Kadiköy (oggi Teatro d’Opera Süreyya). Si esibì per diverso tempo nel locale notturno Mulen Ruj (il Moulen Rouje “alla turca”), nel quartiere centrale di Beyoğlu, e fu una delle prime artiste donne musulmane ad esibirsi in pubblico.

Sulla scia della politica di modernizzazione dei costumi prevista dalla rivoluzione repubblicana, avviata nel ’23, da Mustafa Kemal Atatürk – egli stesso appassionato ballerino di danze da sala europee – il tango prese piede nelle sale da ballo e nella programmazione radiofonica, ma non solo. Dal 1929 le donne artiste musulmane cominciarono a salire sul palco. Un’ordinanza municipale del 1921 aveva vietato loro di apparire in pubblico, ma dal 1929 la presenza femminile cominciò a essere percepita diversamente.

Seyyan cominciò a esibirsi in quel periodo e sviluppò una passione per quelle melodie struggenti, e non fu l’unica. Nel 1932 il compositore turco Necip Celal Andel, anch’esso appassionato di tango, scrisse la melodia di Mâzi kalbimde bir yaradır, ovvero Il passato è una ferita nel mio cuore, brano che passerà alla storia come il primo tango composto e interpretato alla “turca”. Scelse Seyyan come sua interprete. La sua voce modulata riusciva a cogliere la sensibilità della melodia porteña, ma al contempo interpretava lo spirito secolare della musica classica ottomana dando voce agli infiniti microtoni della scala orientale. I versi poetici del canto richiamavano alla memoria dei contemporanei un senso di struggimento conosciuto e presente: il dolore di un popolo che ha smarrito la sua terra e il suo passato e che sta affannosamente cercando di ricostruire il presente. Il senso di vertigine di fronte al baratro del cambiamento della nuova Turchia repubblicana richiama, in fondo, un giro di tango cadenzato da pause, accelerazioni e strette appassionate.

Soffrii anch’io tempo fa e la mia vita è in cenere per questo amore […] mi inginocchiai a te […] caddi e morii alla fine dentro il mare verde dei tuoi occhi […] il mio cuore è come un paese in rovina.

La patria amata e perduta di Gardel è irraggiungibile poiché la vita da emigrante lo ha condotto lontano, ma quella citata da Mazi non è che “un paese in rovina come il suo cuore”. L’epilogo dei due brani, tuttavia, coincide: oltre lo smarrimento e il dolore della perdita, si scorge lo sguardo dell’amata, un mare verde nel quale la morte stessa si fa più dolce. L’amore finisce, ma la vita prosegue, riproponendo una replica dello stesso copione.

L’interpretazione di Seyyan segnò ufficialmente l’inizio di un nuovo genere musicale e rappresentò un caso epocale anche nel panorama musicale del tango, un mondo sorto intorno alla presenza esclusiva di interpreti maschili in tutte le sue forme, dal canto alla danza. Seyyan ha in qualche modo sintetizzato quel modello di donna che Atatürk intuiva fosse la chiave di volta per l’attuazione della sua rivoluzione modernista. Le donne sarebbero uscite allo scoperto nella società e sarebbero state visibili, finalmente, su tutti fronti, sia nella vita privata che nella vita pubblica.

Breve nota sul diritto alle pari opportunità nella Repubblica Turca del 1923 L’introduzione di un nuovo Codice Civile nel 1926, ispirato al codice svizzero, rappresentò la formalizzazione del diritto civile delle donne in un sistema di parità giuridica: abolizione della poligamia; imposizione di un limite di età per la contrazione del matrimonio e divieto di consanguineità tra coniugi; trattamento paritario tra uomo e donna nella successione ereditaria; diritto di richiesta di divorzio da parte della moglie; introduzione del reato di molestia sessuale che, congiuntamente all’introduzione del matrimonio civile obbligatorio (prima era sufficiente la cerimonia di fronte a un Imam), tentava di colpire (e prevenire) condizioni marginali di matrimoni combinati e riparatori, soprattutto a seguito di violenza. Nel 1930 fu riconosciuto alle donne il diritto di voto nelle elezioni municipali e nel 1934 il diritto fu esteso alle consultazioni elettorali per la Grande Assemblea Nazionale (il Parlamento della prima repubblica a partito unico). In quella occasione 18 donne furono elette parlamentari.

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Laureata in Letteratura Spagnola Contemporanea, ho proseguito gli studi analizzando il rapporto tra la letteratura e le forme di migrazione attuali con un focus speciale sulla Spagna e l'America Latina. Grazie a un'esperienza lavorativa presso la Bilgi Universitesi di Istanbul, ho iniziato a esplorare un "nuovo" mondo e ad addentrarmi nell'intricata e magica storia della Turchia contemporanea, un ponte in continua evoluzione sospeso tra il passato e il futuro. I miei scritti sono un assaggio dell'Occidente e dell'Oriente, ma hanno come comune denominatore un'unica cosa: la magia della scoperta e della nostalgia.

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