Il magico universo dei kingyo

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Al Circolo Filologico milanese la mostra dedicata ai delicati pesci giapponesi

La mostra ‘Art aquarium’ era iniziata già da qualche mese ma, complici gli impegni lavorativi e la frenesia di questi lunghi, velocissimi mesi di Expo, non si era ancora presentato il momento ideale per visitarla; è dunque in un pigro pomeriggio d’agosto che l’idea mi folgora: perché non approfittare della calura estiva per immergersi in un mondo d’acqua?
I passaggi per entrare alla mostra sembrano un gioco di scatole cinesi, un salto spaziotemporale che in pochi secondi ti porta dalla torrida desolazione dell’estate milanese alla composta bellezza del Circolo Filologico milanese, fino al buio, elegante universo dove centinaia di kingyo sembrano fluttuare sospesi, in un universo parallelo che potrebbe trovarsi a Tokyo, Kyoto o in ciascuna delle altre città giapponesi da cui la mostra è passata prima di approdare, per la prima volta, in Occidente.

Protagonisti indiscussi, dicevamo, sono proprio i kingyo, pesci ornamentali con una storia millenaria, considerati in Oriente simbolo di fortuna, ricchezza e prosperità: arrivati in Giappone dalla Cina nel XVI secolo, da allora hanno intrecciato strettamente la loro esistenza con quella dell’uomo che, per generazioni, ne ha osservato le mutazioni naturali e, in seguito, ha realizzato incroci dai risultati più disparati. Intere dinastie di allevatori giapponesi hanno speso le loro vite per creare varietà sempre nuove, attendendo venti, quaranta, anche cinquant’anni prima di ottenere dei risultati apprezzabili.

Sembra strano che animali apparentemente poco empatici come i pesci possano suscitare tenerezza ma, a vederli nuotare graziosamente nelle strutture create appositamente per loro, non si può fare a meno di pensare alla loro vita racchiusa, l’unica ormai possibile: vista la loro storia evolutiva, infatti, gli sarebbe impossibile sopravvivere “in corrente”, soggetti alle dure e spesso crudeli leggi della natura.
Non fraintendetemi, però: non si tratta affatto di animali maltrattati o costretti in spazi inadatti alla loro natura. L’autore e curatore della mostra, Hidetomo Kimura, oltre ad essere un designer di acquari di fama internazionale, è l’unico al mondo a saper gestire un ecosistema delicato e complesso come quello dei kingyo, dosando luci e suoni per ottenere un effetto artistico che non danneggi il benessere dei suoi pesci.

Una volta venuti a patti con il particolare ”soggetto” della mostra, la visita si rivela piacevole e divertente, nella più perfetta tradizione giapponese.
Nonostante le numerose recensioni e la maggior parte delle critiche presentino quale pezzo forte Oiran, una grande vasca sferica zeppa di kingyo e ispirata ai quartieri del piacere di Edo, vi consiglio di sedervi comodi e gustarvi per una, due, mille volte il Byoburium, un vero e proprio paravento di acqua e vetro lungo 9 metri, su cui scorrono giochi di luce e disegni animati che raccontano il passare delle stagioni nel paesaggio giapponese. I kingyo che lo punteggiano diventano, di volta in volta, fiocchi di neve, petali di ciliegio, gocce di pioggia e raggi di luce, parte integrante di una storia che si ripete, immutabile e ininterrotta, da millenni.

Sarebbe profondamente sbagliato e irrispettoso, dunque, avvicinarsi ad Art aquarium aspettandosi una semplice esposizione ittica: qui non si parla solo di deliziosi pesciolini dalle forme e dai colori strani, i kingyo sono parte integrante della cultura e del folklore giapponese, sono ornamenti, talismani, compagni di vita (come dimostra il New Edo Kingyo Display, realizzato seguendo i progetti dei vecchi acquari del periodo Edo, assai diffusi nelle case dei nobili nipponici).
Di fatto, con la loro quieta bellezza, questi piccoli animali permetteranno anche al visitatore meno attento di avvicinarsi all’universo misterioso e grazioso della cultura giapponese, così lontana dal pragmatismo Occidentale quanto lo è dai kingyo la definizione di semplici “pesciolini rossi”.

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Trentenne, milanese, un marito, due gatti, una formazione umanistica e un lavoro nella comunicazione, donna in cOrriera per scelta ma pigrona per vocazione. Amo lo sport, la moda, il teatro e qualsiasi pezzo di carta dove ci siano sequenze di parole. Adoro il rosa e tutto quello che è strano e kitsch, ma odio gli eccessi senza senso e la provocazione fine a se stessa. Ancora devo decidere se mi piace la gente...per ora osservo e prendo appunti, vediamo se prima degli 'anta' riuscirò a capirci qualcosa...

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