Non chiamatelo sirenetto

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Ottima prestazione di Giorgio Minisini ai Mondiali di Kazan

E’ uno sport difficile, il nuoto sincronizzato: oltre alle complessità tecniche proprie della disciplina, quasi inesistente è la visibilità al di fuori delle grandi manifestazioni internazionali, così come contrastante è l’accoglienza da parte del pubblico, sia di quello appassionato che degli spettatori occasionali.
Qualcuno rimprovera alle sincronettes di essere delle semplici ballerine che, invece di librarsi in aria, sgambettano nell’acqua, proponendo niente più di uno spettacolo che, per quanto sia piacevole, risulta ben lontano da quella che dovrebbe essere una specialità inclusa nel programma olimpico.

Altrettanto controversa la decisione di introdurre dai Mondiali in corso di svolgimento a Kazan la gara di doppio misto, permettendo di fatto per la prima volta l’ingresso degli uomini nella vasca del sincro: in molti ricordano ancora la polemica – passata in Italia per una notizia di costume, piuttosto che di sport – che nell’estate del 2004 vide protagonista Bill May, campione statunitense vittima di un vero e proprio caso di discriminazione ‘al contrario’ ed escluso dai Giochi olimpici di Atene perché il regolamento non prevedeva la partecipazione maschile alla competizione.

Da allora l’Italia aveva perso quasi completamente di vista la questione, che si è riproposta in questa torrida estate grazie alla brillante performance del nostro primo ‘sirenetto’, il 19enne Giorgio Minisini, medaglia di bronzo nelle due specialità previste, tecnico e libero.

Figlio e fratello d’arte – la mamma e sua prima allenatrice, Susanna de Angelis, è stata iridata negli anni Ottanta, il papà è giudice internazionale e sia il fratello che la sorella praticano lo stesso sport – Giorgio ha dimostrato fin dal primo istante di avere tutte le carte in regola per vincere nonostante la giovane età; in coppia con due veterane come la capitana della Nazionale, Manila Flamini, e la calabrese Mariangela Perrupato, il giovane laziale ha dimostrato non solo un’ottima tecnica, ma anche doti interpretative di tutto rispetto.

Nuotando in finale del duo tecnico una coreografia della pluricampionessa Anastasiya Yermakova, Giorgio e Manila riescono a migliorare di quasi un punto lo score ottenuto nelle eliminatorie, piazzandosi al terzo posto alle spalle della leggenda Bill May – a 36 anni ancora in splendida forma – e della sua compagna storica, Christina Jones, e al duo russo Valitova/Maltsev.
Stesso risultato anche per il programma libero, dove Minisini, questa volta con Mariangela Perrupato, incanta sulle note di ‘Dream on’ degli Aerosmith, lasciandosi alle spalle mostri sacri del calibro di Virginie Dedieu e Gemma Mengual, tornate entrambe in acqua per l’occasione a quasi sette anni dal ritiro: i nomi delle temibili avversarie non possono nulla contro lo stile e l’intensità della coppia italiana, complice anche una prestazione non sempre all’altezza dei rispettivi partner.
Anche qui podio dominato dagli Stati Uniti con Bill May e Kristina Lum-Underwood e dalla Russia del consolidato duo Valitova/Maltsev, ma il terzo posto dell’Italia arriva con un miglioramento di quasi un punto e mezzo rispetto al risultato delle qualificazioni.

Oltre alle due medaglie, le gare delle nostre coppie lasciano ben sperare per il futuro della disciplina: Giorgio e le sue partners si allenano insieme solo da gennaio e sognano di poter proseguire nel loro cammino fino a Tokyo 2020, sperando che il CIO inserisca il duo misto nel programma olimpico.

Nonostante le polemiche, dunque, i sincronetti hanno regalato al pubblico delle prestazioni assolutamente convincenti: in un mondiale dove spesso assistiamo a team events di cui, francamente, si potrebbe fare a meno (vedi i tuffi, per esempio), il nuoto sincronizzato si dimostra forse l’unica disciplina dove appare più che naturale introdurre gare miste.

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Trentenne, milanese, un marito, due gatti, una formazione umanistica e un lavoro nella comunicazione, donna in cOrriera per scelta ma pigrona per vocazione. Amo lo sport, la moda, il teatro e qualsiasi pezzo di carta dove ci siano sequenze di parole. Adoro il rosa e tutto quello che è strano e kitsch, ma odio gli eccessi senza senso e la provocazione fine a se stessa. Ancora devo decidere se mi piace la gente...per ora osservo e prendo appunti, vediamo se prima degli 'anta' riuscirò a capirci qualcosa...

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