Sugli orli di una crisi adolescenziale

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Non sono un’attenta osservatrice della moda, lo dichiaro subito. Non ne seguo le tendenze, i dettami, sono sempre o in anticipo o in ritardo. Se mi appassiono a un colore, quell’anno va sicuramente il suo complementare; se decido di acquistare un certo modello di scarpe, è probabilmente fuori produzione da qualche anno.

Vivendo però a Milano e muovendomi quasi esclusivamente con i mezzi pubblici, o a piedi, mi è impossibile non cogliere le tendenze di abbigliamento e accessori della stagione e inevitabilmente filtrarle attraverso il mio sempre discutibile gusto. Il 2017 per esempio, nella mia personale statistica, è segnato da abominevoli stranezze, come i sabot-mocassino foderati di pelo rigorosamente a vista, le ciabattine estive anch’esse con pelo, esterno però, sennò il piede puzza, e il colpo di coda autunnale: i jeans senz’orlo.

Mi scuseranno gli addetti ai lavori, se parrà si stia avvicinando la classica tirata della nonna: ” Dove vai con i pantaloni tutti stracciati?!? Che vergogna! Cosa dirà la gente?” ma ai tagli sulle ginocchia che tornano ciclicamente ormai mi sono abituata, mentre questi  jeans senz’orlo, o peggio ancora senza orlo e dal fondo irregolare, li trovo davvero brutti. Ho provato a capirli, ho cercato eventuali suggestioni storiche e culturali ma mi sono venuti in mente solo Hulk e lo stereotipo del bifolco americano, poi però ho controllato e persino i pantaloni di Cletus dei Simpson sono risvoltati!

Allora, ripensando alla mia adolescenza e al vizio di mia madre di accorciare sempre troppo, da cui è conseguito a un certo punto il divieto assoluto da me impostole di intervenire sulle lunghezze, sono giunta alla conclusione che il significato di questa nuova moda potesse essere una sorta di ribellione alle convenzioni, all’ordine: il mondo Fashion è in piena crisi adolescenziale, mi sono detta. Ho ricordato con tenerezza quei Carrera blu scuro che a forza di finire sotto gli anfibi, si erano lacerati nella parte posteriore e di cui io continuavo a trascinare le spoglie con ostinazione e indifferenza, come fosse normale, quasi fossero belle. In quel disastro di frange sfilacciate che raccoglievano qualsiasi cosa  da terra, ci avevo messo un po’ di me, un pizzico di autodeterminazione e di crescita.

Ora il mondo moda confeziona anche la ribellione e una ragazza non ha più nemmeno la possibilità di devastarsi gli orli dei pantaloni, creando una propria genuina e artigianale schifezza. Ora te li vendono già rovinati dalla proverbiale sarta cinese che come me si è probabilmente chiesta: “Ma che porcata è?”, in cinese ovviamente.

Le immagini della copertina e della galleria di questo articolo sono prese dai siti di Cosmopolitan, Bershka, Tramalife e dal Blog Fashion&Veg.

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About Author

Sono nata e cresciuta in un villaggio della provincia bergamasca, quasi bresciana, nascosto tra le nebbie della Pianura Padana. Ho scelto Milano come città di adozione perchè, se impari a conoscerla, non è una città caotica, non è per forza fashion e può pure capitare di chiacchierare col vicino di casa. Sono laureata in storia dell'arte e lavoro nel variegato mondo della comunicazione.

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