Banksy Hotel

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Dopo l’ennesimo tentativo di svelarne l’identità quasi un anno fa, Banksy era sparito dalle cronache e qualche giorno fa se n’è scoperto il motivo

Nessun nuovo graffito, nessuna provocazione e dopo l’operazione Dismaland, il parco divertimenti più triste del mondo, nessuna notizia che lo riguardasse per quasi un anno:  l’artista inglese non aveva più fatto parlare di sé e qualcuno aveva pensato fosse per lasciar spegnere i pettegolezzi sulla sua identità. Ma chi ama e capisce il lavoro di Banksy, ha davvero bisogno di conoscerne le generalità? Certo l’idea di un supereroe della Street Art, paladino degli oppressi e degli invisibili rende tutto più romantico ma ancora più esaltante è l’idea di un Banksy società segreta e non persona, con adepti in tutto il mondo pronti a intervenire con progetti estemporanei, dipingendo un murales nottetempo, o a lavorare segretamente per mesi all’albergo con la vista più brutta del mondo.

Il Walled off Hotel, si trova a Betlemme  e affaccia sul muro che dal 2002 divide la Cisgiordania da Israele e sulle cui grigie pareti Banksy era già intervenuto diverse volte in passato, che non si può certo considerare una bella visuale ma che soprattutto rappresenta un orrore dal punto di vista del fallimento umano. Tutte le sue stanze sono arredate con opere d’arte a tema, il cui innegabile humour è inevitabilmente nero e che in alcuni casi riprendono celebri opere del passato dell’artista inglese; la colomba della pace indossa il giubbotto anti proiettili, la  tela raffigurante un ricco vaso di fiore in stile Bruegel è coperta da una rete metallica ma nella suite il murales dietro la testiera del letto rappresenta un soldato israeliano e un ragazzo palestinese dell’Intifada che lottano a colpi di cuscini come a dire: ma quanto è assurdo tutto questo?

In attesa di un video ufficialmente non ufficiale del Walled off Hotel, pubblichiamo da Vimeo il video del progetto Dismaland che una volta smantellato è stato ricollocato a Calais per ospitare i migranti.

 

 

 

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About Author

Sono nata e cresciuta in un villaggio della provincia bergamasca, quasi bresciana, nascosto tra le nebbie della Pianura Padana. Ho scelto Milano come città di adozione perchè, se impari a conoscerla, non è una città caotica, non è per forza fashion e può pure capitare di chiacchierare col vicino di casa.
Sono laureata in storia dell’arte e lavoro nel variegato mondo della comunicazione.

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