Quel pasticciaccio brutto del Museo Thyssen-Bornemisza

0

La vedova del barone collezionista, Carmen Cervera, potrebbe non rinnovare gli accordi con lo stato spagnolo per quanto riguarda il prestito di parte della collezione

A Madrid si trova una delle collezioni private più ricche al mondo: lo stato spagnolo la acquistò nel 1993 a un prezzo di favore di 350 milioni di euro. La raccolta di capolavori del Barone svizzero-olandese Hans Heinrich Von Thyssen oggi costituisce il cuore del museo che porta il suo nome ed è uno dei luoghi d’arte più visitati al mondo.

Il grande collezionista e la famiglia vivevano a Lugano in una grande villa sulle sponde del lago; tuttavia la dimora non era sufficientemente spaziosa da ospitare un tale corpus di opere, Hans Heinrich era infatti affetto da una mania di acquisto compulsivo, patologia probabilmente ereditata dal padre, si rendeva quindi necessaria a suo parere la costituzione di un istituto museale che al meglio potesse valorizzare i suoi tesori. Sarebbe certo stato una fonte di reddito e di prestigio per la cittadina Ticinese ma purtroppo il governo svizzero non riuscì a offrire condizioni soddisfacenti al Barone che strinse così l’accordo con la Spagna, paese natale della moglie.

La signora Carmen, contagiata da un morbo in apparenza analogo a quello che affliggeva il marito, ha costituito a sua volta una proria collezione di dipinti, circa 400 pezzi, che dal 1999 sono in prestito al Museo Thyssen di Madrid. In poche parole le tele del marito sono state vendute, quindi effettivamente di proprietà della Spagna, quelle della moglie sono state prestate, sono sue e ci può fare ciò che vuole: può spostarle in altre città, può venderle e può minacciare il governo di smembrare la collezione. Il fatto che sia stata multata dallo stato Spagnolo per più di 2 milioni di euro per evasione fiscale potrebbe avere il suo peso nel rinnovo della concessione.

Però che peccato sarebbe vedere quel tesoro impoverirsi a poco a poco! Quel tesoro che suo marito ha deciso di donare agli Spagnoli, e la cui generosità è stata certamente ricambiata a suo tempo dal governo, un patrimonio che lei ha contribuito ad alimentare dando ulteriore lustro al Museo ma anche agli affari di famiglia, ecco che ora è minacciato. Sorgono dubbi sul disinteressato mecenatismo di Donna Tita e sul suo amore per l’arte, oggetto di un mercato tutt’altro che trasparente sempre più spesso al centro di indagini e sequestri come spiega l’articolo di L’Espresso L’arte va offshore, e i conti offshore alle Cayman intestati ai Thyssen-Bornemisza rivelati dai Panama Papers alimentano i sospetti su una compravendita di opere poco chiara. Se supponiamo infatti che i pezzi della collezione personale della baronessa siano stati acquistati a dei prezzi relativamente bassi grazie alla collaborazione di mercanti e case d’aste compiacenti, allo scopo di assicurarsi dopo qualche anno la vendita delle stesse tele con quotazioni ben più alte, e se le transazioni fossero avvenute tramite conti in paradisi fiscali o con pagamenti in contanti difficilmente tracciabili, allora la sua immagine di benefattrice e sostenitrice della cultura iberica ne uscirebbe piuttosto malconcia, rivelando piuttosto un’astuta speculatrice pronta a vendere al miglior offerente uno dei gioielli del tesoro Thissen alla prima esigenza di liquidità.

 

Share.

About Author

Sono nata e cresciuta in un villaggio della provincia bergamasca, quasi bresciana, nascosto tra le nebbie della Pianura Padana. Ho scelto Milano come città di adozione perchè, se impari a conoscerla, non è una città caotica, non è per forza fashion e può pure capitare di chiacchierare col vicino di casa. Sono laureata in storia dell'arte e lavoro nel variegato mondo della comunicazione.

Comments are closed.