Il Caravasterisco di Brera

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In mostra alla Pinacoteca di Brera di Milano fino al 5 febbraio 2017 “Giuditta e Oloferne”, tela dalla controversa attribuzione

Il pittore Michelangelo Merisi detto il Caravaggio proveniva da Caravaggio, ebbe degli epigoni detti i Caravaggisti perché nei loro dipinti la luce era caravaggesca, dando così vita alla corrente artistica del Caravaggismo. E ora, grazie a una brillante operazione commerciale della Pinacoteca di Brera, la lista delle parole derivabili da Caravaggio, si potrebbe ampliare aggiungendone una nuova: il Caravasterisco, un interessante nuovo fenomeno di nomenclatura museale riferita nello specifico al Merisi.

Origini del fenomeno

La tela raffigurante Giuditta e Oloferne è stata rinvenuta nel 2014 in una casa privata nei pressi di Tolosa; riconosciutone subito l’alto livello artistico è stato chiesto che ne fosse fatta una perizia e poiché un seguace fiammingo di Caravaggio, Louis Finson, che aveva posseduto opere del maestro, aveva dipinto una tela speculare di quella ritrovata, ma di qualità nettamente inferiore a quest’ultima, è stato inevitabile da parte dei proprietari desiderare che il loro dipinto fosse un originale del Merisi. Si può fargliene una colpa? Per altro la storia dell’arte ci ha abituati a ritrovamenti da romanzo di opere che si davano ormai per perdute o della cui esistenza addirittura si dubitava. Ricordate il caso del leggendario ritratto di Isabella d’Este sequestrato in Svizzera nel 2015 e attribuito a Leonardo? Poteva essere lo scoop artistico dell’anno ma non se n’è più sentito parlare. Per altro sarà una coincidenza che Michelangelo Merisi da Caravaggio e Leonardo da Vinci siano gli artisti italiani più ambiti dai collezionisti e dai musei di tutto il mondo? In ogni caso per la Giuditta sono stati convocati esperti che hanno stabilito potrebbe con buone probabilità essere figlia del pennello dell’artista lombardo e hanno stilato delle relazioni a sostegno delle loro tesi. I proprietari hanno certamente esultato anche perché qualora la paternità fosse certa, varrebbe circa 120 milioni di euro, mentre se non lo fosse la cifra scenderebbe a qualche centinaia di migliaia. Purtroppo per loro però, la critica è tutt’altro che concorde anzi, a quanto pare, il numero degli scettici è ben più nutrito di quello dei credenti.

E quindi? Come si può presentare in mostra in una prestigioso museo statale, un’opera dalla genesi ancora tanto incerta? La maggior parte dei colleghi di James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera, criticano la scelta di ospitare la tela perché ne avvalorerebbe prematuramente l’attribuzione a Caravaggio, e anche all’interno dell’istituzione il dibattito è talmente acceso da provocare le dimissioni di un membro della commissione tecnica. Bradburne, genio dal fair play britannico, cerca di sedare gli animi inventando il Caravasterisco. Sì perché i proprietari del quadro hanno accettato di prestarlo a patto che fosse esposto con l’attribuzione certa e lui, non potendo esimersi dal rispettare gli accordi, ha fatto apporre la didascalia Caravaggio* e con l’asterisco spiega tutta la controversia sull’attribuzione.

Quella del direttore è, al di là dei dubbi sulla sua buona fede, un’astuta operazione di marketing che è riuscita ad attrarre l’attenzione del pubblico, scatenando l’opinionista fremente in ciascuno di noi chiedendo sul sito della Pinacoteca di dire la propria sull’attribuzione; per una volta ci si potrà pronunciare con leggerezza su qualcosa di cui non capiamo nulla perché il nostro giudizio non avrà certo influenza sull’esito finale. Comunque vada, questo “scandalo nel tempio” offrirà a tutti coloro che si faranno attrarre dalla mostra Attorno a Caravaggio. Una questione di attribuzione, la possibilità di visitare le sale recentemente riallestite e che ospitano anche la Cena in Emmaus del Merisi, senza asterisco o punti di domanda e di proprietà della Pinacoteca dal 1939, al centro del dibattito che dà il titolo alla mostra. In esposizione è presente anche il dipinto gemello di Finson e affiancherà la tanto chiacchierata Giuditta e Oloferne di Tolosa che, di Caravaggio o meno, resta un’opera di ottima qualità e che certo varrà la pena vedere; mi chiedo solo se fosse proprio necessario portare questa specifica opera a Brera, per far parlare ancora di Caravaggio, delle questioni di attribuzione e del Museo. Nel frattempo James Bradburne va avanti per la sua strada e fa coniare spillette con asterischi neri su fondo giallo. Un nuovo stemma araldico per la storia dell’arte?

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Sono nata e cresciuta in un villaggio della provincia bergamasca, quasi bresciana, nascosto tra le nebbie della Pianura Padana. Ho scelto Milano come città di adozione perchè, se impari a conoscerla, non è una città caotica, non è per forza fashion e può pure capitare di chiacchierare col vicino di casa.
Sono laureata in storia dell’arte e lavoro nel variegato mondo della comunicazione.

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