Delle suche baruche e lu coccalu di muortu ovvero Halloween

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Perché zucche intagliate in forme mostruose e ragazzini che bussano alle porte chiedendo dolcetti, appartengono alla tradizione popolare italiana da molto tempo prima che la moda di Halloween arrivasse nel nostro paese

Se su di noi italiani si dicono tante cose spesso brutte e non sempre false, una cosa non ce la possono negare: sentiamo sempre l’impellente, irresistibile necessità di dire la nostra su qualsiasi questione. Non importa quanto si sappia o quanto sia stato approfondito l’argomento, sui temi caldi e di scottante attualità non si riesce a stare zitti.

Prendiamo come esempio Halloween: nemmeno il referendum costituzionale di dicembre sul quale, siamo sinceri, in pochi si sono già seriamente informati, scalda tanto gli animi quanto l’ormai annuale diatriba su questa festa pagana e straniera che, non si sa come sia entrata, è contraria alla nostre radici cristiane e ai dettami della Chiesa e porta ai nostri giovani esempi negativi come le streghe e i vampiri, che per altro, storia e letteratura ci insegnano essere prodotti del cristianesimo.

Eppure alla voce Halloween della pagina italiana di Wikipedia è spiegata dettagliatamente l’origine della festa e della sua etimologia, All Hallow’s Eve cioè Ognissanti, con tanto di riferimenti bibliografici e soprattutto di esempi di celebrazioni analoghe in numerose regioni d’Italia. Si scopre così che la tradizione di intagliare zucche e illuminarle con una candela la notte della festa dei morti è diffusa dal Friuli, dove si chiamano suche baruche, al coccalu di muortu calabrese, e può avere lo scopo di allontanare gli spiriti dei morti che quella notte tornano sulla terra o al contrario indicare la strada di casa a quegli spettri che solo per quella notte si possono ricongiungere ai familiari. E siccome il culto dei defunti e la paura della morte sono comuni a tutte le culture, perché appartengono all’uomo ancor prima che egli nasca e a prescindere da dove ciò avverrà, è inevitabile che qualsiasi religione e tradizione si sia interrogata e abbia cercato di esorcizzare l’angoscia provocata dall’assenza di risposte concrete. Ecco quindi la necessità di istituire un giorno ufficiale per il ricordo dei morti che, guarda caso, nella tradizione cristiana ricorre all’inizio di novembre, mutuando il periodo che nell’antico mondo pagano e contadino, coincide con la fine della produzione agricola, quando la natura entra in letargo e il freddo e l’oscurità prendono il sopravvento.

A voler ben vedere insomma, il diffondersi di Halloween in Italia potrebbe essere letto come uno strano caso di esterovestizione, mi si passi l’uso improprio di un termine preso a prestito dall’ambito fiscale ma in questa vicenda anche l’aspetto economico ha il suo peso; ci troviamo infatti di fronte a tradizioni che abbiamo sempre avuto in casa ma che magari si andavano perdendo, e che semplicemente rientrano in Italia con una nuova immagine commerciale più accattivante e internazionale.

Certamente la cantilena dei bambini dolcetto o scherzetto è meno inquietante del Sant’Andria muzza li mani! diffuso nel nord della Sardegna, alla faccia dei segnali positivi trasmessi dalla Chiesa, e poi diciamolo, a noi italiani non tutte le cose straniere danno fastidio; ci mettiamo solo un po’ ad abituarci ma poi ce ne innamoriamo e non riusciamo più a farne a meno. Non è forse vero che la maggior parte dei nostri bambini nel periodo natalizio non scriverà la letterina per la richiesta dei doni a San Nicola, Santa Lucia, Gesù Bambino o alla Befana ma ad un rubizzo signore dai capelli e la barba canuti e dall’inconfondibile divisa bianca e rossa, la cui immagine originaria è stata ridisegnata dalla multinazionale Statunitense Coca Cola?

 

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Sono nata e cresciuta in un villaggio della provincia bergamasca, quasi bresciana, nascosto tra le nebbie della Pianura Padana. Ho scelto Milano come città di adozione perchè, se impari a conoscerla, non è una città caotica, non è per forza fashion e può pure capitare di chiacchierare col vicino di casa. Sono laureata in storia dell'arte e lavoro nel variegato mondo della comunicazione.

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