Cool jumper, un saltatore sotto zero

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Giuseppe Gibilisco si dà al bob e insegue il sogno olimpico

Non so voi, ma uno dei film culto delle mie vacanze di Natale è Cool runnings, quattro sotto zero, pellicola della Disney che narra la storia – vera – della nazionale di bob giamaicana, che partecipò alle Olimpiadi di Vancouver 1988.
Mi ha sempre fatto sorridere l’idea che atleti abituati al caldo dei Caraibi e all’attrito del tartan potessero reinventarsi nel bob, uno sport in apparenza così diverso e scivoloso; crescendo mi sono però resa conto che le due discipline non solo hanno molti punti in comune, ma che spesso condividono anche gli stessi protagonisti.

Ecco perché non mi ha stupita più di tanto la notizia che Giuseppe Gibilisco, saltatore con l’asta, la nostra ultima medaglia d’oro mondiale nel 2003 e bronzo olimpico ad Atene 2004, avrebbe partecipato al ritiro della nazionale italiana di bob, tenutosi dal 19 al 23 ottobre a Cesana Pariol (TO).
Il direttore tecnico Omar Sacco lo ha convocato per testare le sue capacità, e per capire se ci sia la possibilità di impiegarlo alle Olimpiadi di Pyeongchang del 2018 in qualità di frenatore, per capirci quello che si occupa di bilanciare il bob per evitare che si ribalti in curva.
Inutile dire che Giuseppe, dall’alto dei suoi 37 anni, ha accettato questa nuova sfida con entusiasmo e una grande voglia di mettersi nuovamente in gioco: “Il bob è una disciplina estrema, che richiede un po’ di sana pazzia, proprio come nell’atletica. Ci sono elementi comuni con il salto con l’asta, come ad esempio la spinta delle gambe e le braccia che sono bloccate per l’intera rincorsa, fino all’atto conclusivo dello stacco oppure dell’inserimento nel bob. Non vedo l’ora di cimentarmi in questa nuova avventura“.

Ancora non sappiamo se Gibilisco sarà dei Giochi o meno, ma una sua eventuale partecipazione permetterebbe agli appassionati di aggiungere un altro nome di rilievo alla già nutrita schiera di grandi della pista reinventatisi bobisti. A partire dagli ostacolisti Edwin Moses e Lolo Jones, passando per il velocista Tyson Gay o, per rimanere in casa azzurra, il bronzo olimpico di Torino 2006 Jennifer Isacco, numerosi sono gli atleti che hanno deciso di appendere le scarpette al chiodo e di indossare tuta e caschi per buttarsi a capofitto giù per le discese tortuose delle piste ghiacciate; e non importa che i risultati spesso non siano entusiasmanti: questi esperimenti sono il pane quotidiano per noi, romantici dello sport.

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Trentenne, milanese, un marito, due gatti, una formazione umanistica e un lavoro nella comunicazione, donna in cOrriera per scelta ma pigrona per vocazione. Amo lo sport, la moda, il teatro e qualsiasi pezzo di carta dove ci siano sequenze di parole. Adoro il rosa e tutto quello che è strano e kitsch, ma odio gli eccessi senza senso e la provocazione fine a se stessa. Ancora devo decidere se mi piace la gente...per ora osservo e prendo appunti, vediamo se prima degli 'anta' riuscirò a capirci qualcosa...

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