Ad esempio a me piace Crotone

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Nata ventinove secoli fa, la città resiste con fatica a un fato spesso malevolo e ha sostituito le antiche divinità olimpiche con i calciatori della squadra locale

Dalla sommità del castello guarda il mare. Alle sue spalle le preziose montagne della Sila, ai suoi piedi le acque dello Jonio. Il suo sguardo fruga incessantemente le onde, si rivolge a destra dove era il grande tempio solo con la coda dell’occhio, tanto basta per vedere l’unica e ultima colonna. Kroton è stanca, antica e immobile eppure intorno a lei è continuo mutamento: grande più di ora, da giovane fu una delle perle della Magna Grecia,  importante scalo commerciale, ricca  di laboratori artigiani; invidiata madre di mitici campioni olimpici e genitrice adottiva di grandi studiosi, vide i trionfi di Milone, l’ascesa e caduta di Pitagora e i suoi discepoli.

Lo sguardo di Crotone puntato all’orizzonte, oggi incontra le piattaforme dell’ENI; nel porto in cui arrivavano le navi dei mercanti greci, da cui partivano flotte recanti guerrieri dalle armature splendenti, ora attraccano le motovedette della guardia costiera che scaricano persone abbandonate in mare, alla deriva e che di scintillante indossano solo le coperte termiche della Croce Rossa.

A sinistra del porto, all’inizio della città, sulle rovine dell’antica polis, sorge il cimitero industriale della Montedison; in molti se ne sono dovuti andare per cercare lavoro altrove quando gli stabilimenti chimici hanno chiuso, lasciando a quelli che sono rimasti  e che cercano faticosamente di andare avanti, un disastro ambientale che ha rovinato diverse vite e inquinato chissà per quanto tempo la terra e le acque.

Il piccolo museo archeologico contiene tesori scarsamente valorizzati ma custoditi da persone preparate e orgogliose della storia della propria città; il castello, imponente costruzione ampliata da Carlo V, è visitabile solo nelle sue parti esterne a causa della mancanza di manutenzione e della messa in sicurezza degli ambienti. Dalla piazza antistante il castello si snoda un labirinto discendente di vicoli che termina alle spalle della cattedrale; dietro le zanzariere e sulle porte delle case, vecchi e nuovi crotonesi tengono in vita quello che è ora il cuore antico della città che diede i natali a Rino Gaetano, dolente testimone delle difficoltà di un luogo che amava.

Qualche crotonese ha forse sperato, con la recente promozione in serie A del Football Club Crotone, che ha riempito le strade di un entusiasmo effimero colorato di blue e bordeaux, in una nuova possibilità di riscatto per la città; avversità di vario genere, l’inadeguatezza del campo da gioco e i problemi giudiziari del presidente della squadra, hanno però già appannato il sogno e le speranze rischiano di naufragare tra le pagine di cronaca dei giornali.

L’antica Crotone, bellezza sfregiata ma ancora viva, attende di tornare la fiera città di un tempo e se non si potranno rinverdire i fasti della Magna Grecia, che almeno possa offrire maggiori opportunità ai figli che non sono ancora fuggiti.

Fotografie di Amedeo Francesco Novelli

 

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About Author

Sono nata e cresciuta in un villaggio della provincia bergamasca, quasi bresciana, nascosto tra le nebbie della Pianura Padana. Ho scelto Milano come città di adozione perchè, se impari a conoscerla, non è una città caotica, non è per forza fashion e può pure capitare di chiacchierare col vicino di casa.
Sono laureata in storia dell’arte e lavoro nel variegato mondo della comunicazione.