Palermo dietro un muro

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Tra le complessità di una città dalla vita difficile e bella, la paradossale storia di edifici sepolti dietro a muri di difficoltà e cemento

Pare che la città di Palermo sia seconda solo a Roma per numero di chiese; in effetti, aggirandosi per le strade del centro storico non c’è vicolo o spiazzo che non annoveri almeno una chiesetta, un ex convento, fosse anche solo un oratorio dalla porta murata. Sì perchè se è vero che gli edifici sacri sono molti, va anche detto che spesso sono inaccessibili perché fatiscenti o per l’assenza di custodi e personale; per evitare furti e l’utilizzo illegale degli spazi, i proprietari arrivano quindi a farne sigillare gli ingressi, come ci racconta Repubblica.

Il caso più eclatante di saccheggio all’interno di una chiesa palermitana è rappresentatato dal furto dell’opera di Michelangelo Merisi da Caravaggio Natività tra i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi,  tela sottratta in circostanze misteriose nel 1969 e mai più ritrovata. Che il furto sia stato commissionato da esponenti di Cosa Nostra è quasi irrilevante di fronte al terribile vuoto artistico che provoca osservare la cornice vuota e gli stucchi di Giacomo Serpotta che, come un pavè di diamanti dovevano fare da supporto compositivo alla preziosa gemma centrale, la Natività appunto. Il fatto che la Mafia abbia la responsabilità di questo furto deve però riempire di tristezza e rabbia gli abitanti della Kalsa, il quartiere che ospita l’oratorio, e tutti quei palermitani che, in assenza di strutture e sovvenzioni lavorano come volontari per aprire e spiegare al pubblico gli scrigni della loro città.

Se la tela del Caravaggio, grazie alla notorietà del suo autore, è stata fatta riprodurre fedelmente e collocare nella sua sede originaria dall’emittente televisiva SKY, che ovviamente ha prodotto sulla storia  del furto un documentario, non di altrettanta fortuna e attenzione godono altri luoghi preziosi della città, svuotati frettolosamente dalle sovraintendenze per mettere in salvo quanto sopravvissuto all’ingiuria e all’incuria dell’uomo per poi murarne forse per sempre gli ingressi e la storia.

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Sono nata e cresciuta in un villaggio della provincia bergamasca, quasi bresciana, nascosto tra le nebbie della Pianura Padana. Ho scelto Milano come città di adozione perchè, se impari a conoscerla, non è una città caotica, non è per forza fashion e può pure capitare di chiacchierare col vicino di casa. Sono laureata in storia dell'arte e lavoro nel variegato mondo della comunicazione.

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