“QUESTA E’ LA VITA, LA VITA VERA…”

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Altro che cronaca del Giro: questa è vita, baby…

Dice il proverbio che quando il dito indica la luna lo stolto guarda il dito; ecco, ora che l’Italia del ciclismo si sta sciogliendo per la vittoria di Nibali io mi inchino ad alcuni tra quelli che a Vincenzo sono stati attorno e che rendono ancora questo sport uno tra i più belli del mondo.

Iniziamo con una standing ovation per Michele Scarponi, il gregario di cuore che, quando serve, scende dai pedali e aspetta…aspetta il suo Capitano, lo accompagna, gli apre la strada, lo lancia verso una vittoria finale – meritata, per carità – che fino a qualche giorno prima sembrava perduta, sfumata sulle ingannevoli alture dell’Alpe di Siusi.
E’ un po’ guascone, Michele, quando dice che ne aveva ancora, che si poteva fare anche di più e di meglio, ma chissà poi che altro poteva pretendere da se stesso.
La spavalderia, però, scompare di botto quando gli chiedono se si rende conto di quello che ha fatto in questi ultimi due giorni, che gli si dovrebbe fare un monumento: ecco allora che l’aquila di Filottrano arrossisce, si schermisce e scherza con i giornalisti, contento per il trionfo del suo compagno di stanza e sordo alle critiche di quanti, ieri, avrebbero voluto che non si fermasse e volasse a lottare per la tappa.

E’ uno sport strano, il ciclismo: duro, a volte crudele, bistrattato per le brutte pagine di doping del passato e per colpa di considerazioni tattiche che spesso stridono con le ragioni del cuore. Sono lontani i tempi in cui si partiva col copertone in spalla e boh, succeda quel che succeda: adesso sono la tecnologia e le ammiraglie a farla da padrone, i velocisti si ritirano prima delle montagne (magari dopo tappe con arrivo nei pressi di aeroporti, così si torna a casa prima) e gli uomini di classifica si studiano per kilometri e kilometri, rendendo soporiferi percorsi tecnici e spettacolari.

Quando la disillusione pare prendere il sopravvento, ecco però che un raggio di sole illumina l’asfalto e riporta la pace tra noi tifosi. Questa volta bisogna ringraziare il piccolo colombiano Chavez che, con il suo sorriso pulito e contagioso, regala a tutti una fulgida lezione di vita.
Il colibrì prosegue la tradizione dei suoi predecessori – gente come Gonzalez e Arredondo, mica nomi qualunque – e lo fa indossando con onore la maglia rosa, conquistata ieri a Risoul ma persa già oggi, a una manciata di kilometri dal traguardo di Sant’Anna di Vinadio.
Nonostante tutto, Esteban si presenta ai giornalisti con lo sguardo limpido di chi sa che il bello comincia proprio quando si mollano i pedali e i piedi toccano terra. Alla domanda su come si senta, risponde dolcemente che va bene così, la Vita è altro, che la gioia è vedere la sua fidanzata all’arrivo, i suoi genitori per la prima volta in Europa e, soprattutto, è avere ancora la possibilità di pedalare sulle strade del Giro, lui, che dopo una brutta caduta al Laigueglia del 2013, era stato dato per finito dai medici.

Anche per quest’anno, dunque, il Giro chiude i battenti e, come sempre, ci lascia qualcosa da ricordare; domani passerella a Torino e tanti saluti, poi qualche giorno per rivedere i momenti migliori e fare il punto della situazione in vista di Tour de France e Olimpiadi: ci rivediamo nel 2017 con l’edizione numero 100.

Ah! Per chi si fosse perso qualche pezzo, ecco la pagina ufficiale della corsa con classifiche, tempi e statistiche.

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About Author

Trentenne, milanese, un marito, due gatti, una formazione umanistica e un lavoro nella comunicazione, donna in cOrriera per scelta ma pigrona per vocazione. Amo lo sport, la moda, il teatro e qualsiasi pezzo di carta dove ci siano sequenze di parole. Adoro il rosa e tutto quello che è strano e kitsch, ma odio gli eccessi senza senso e la provocazione fine a se stessa. Ancora devo decidere se mi piace la gente...per ora osservo e prendo appunti, vediamo se prima degli 'anta' riuscirò a capirci qualcosa...

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