La belle Époque di Mucha a Palazzo Reale

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In esposizione a Milano oltre 100 opere dell’artista ceco

Se il nome Richard Fuxa non vi dice gran che non preoccupatevi, siete in ottima compagnia, anch’io ho trovato niente più che qualche informazione sulle sue attività d’imprenditore (le trovate qui). Di lui vi basterà sapere solo una cosa: è grazie alla sua fondazione se fino al 20 marzo potremo ammirare a Palazzo Reale le opere del celeberrimo artista ceco Alfons Mucha.
Organizzata dal Comune di Milano e da 24 Ore Cultura, Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau non è solo un’esposizione di opere elegantemente deliziose, ma anche un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, quando la vecchia Europa si godeva un periodo di ottimistica tranquillità e il ‘Secolo breve’ non ne aveva ancora distrutto i sogni di prosperità e bellezza.

Sono oltre cento tra manifesti, stampe, bozzetti e cartelloni, i lavori del grande pittore che, a cavallo tra Otto e Novecento, seppe coniugare arte, pubblicità, modernità e folklore, creando un universo di riferimenti e caratteri che ancora oggi viene ricordato come lo “Stile Mucha”.
Passeggiando tra le sale ci si dimentica presto di essere a una mostra: sarà che, oltre alle opere grafiche, sono presenti numerosi arredi e suppellettili in stile art nouveau, oppure che l’attenzione è tutta catalizzata dagli sguardi ammiccanti delle donne alle pareti, sarà pure che il tripudio di colori e sensualità è inebriante; fatto sta che il ritorno alla luminosa realtà del bookshop e al caotico vociare della biglietteria è spiazzante, deludente e, non vogliatemene, anche un po’ triste.
Attraversando i temi chiave della produzione di Mucha sono due le costanti che ci accompagnano: un esplosione di fiori di ogni forma e dimensione e una serie castamente perversa di femmes fatales che pare seguano ogni movimento, notino ogni espressione, che sappiano già quello che stai pensando e godano trionfanti dei tuoi turbamenti.
Per me, donna eterosessuale fino a prova contraria e pragmatica quel che basta, è stata un’esperienza strana e conturbante: l’attrazione per la diva Sara Bernhardt o per le personificazioni delle pietre preziose, dei fiori, delle stagioni, aveva un che di fisico e tangibile; quegli sguardi, di volta in volta diretti, pudichi, intriganti e sognanti, mi hanno irretita, conquistata e provocata, divertendomi e affascinandomi come poche volte mi era capitato.
Tutto il resto passa in secondo piano, non esistono quasi più i vasi e i piatti sapientemente decorati, né le rappresentazioni degli animali e dei paesaggi giapponesi, figuriamoci i prodotti delle pubblicità sui manifesti o i giorni e le stagioni sui calendari prodotti in serie per aziende e associazioni varie.

Se permettete un consiglio, vi raccomando di non iscrivervi a una visita organizzata: andate soli o in compagnia, documentatevi prima se siete poco ferrati sul tema art nouveau oppure lasciatevi accompagnare dalla buona audio-guida inclusa nel prezzo del biglietto.Fatevi guidare dalle vostre impressioni e dalle sensazioni che si risveglieranno di sezione in sezione. Se proprio volete dare un tocco di classe alla giornata procuratevi una buona versione del Parsifal wagneriano, mentre camminate ascoltatevi Il giardino di Klingsor e… godetevi il viaggio verso il mondo fiorito di Alfons Mucha.

8.0 Un delizioso viaggio nel tempo
  • Allestimento 8
  • Opere esposte 9
  • Audioguida 7.5
  • Pannelli esplicativi 7.5
  • User Ratings (1 Votes) 8
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About Author

Trentenne, milanese, un marito, due gatti, una formazione umanistica e un lavoro nella comunicazione, donna in cOrriera per scelta ma pigrona per vocazione. Amo lo sport, la moda, il teatro e qualsiasi pezzo di carta dove ci siano sequenze di parole. Adoro il rosa e tutto quello che è strano e kitsch, ma odio gli eccessi senza senso e la provocazione fine a se stessa. Ancora devo decidere se mi piace la gente...per ora osservo e prendo appunti, vediamo se prima degli 'anta' riuscirò a capirci qualcosa...

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