In memoria di Mandelli Mariuccia, detta Krizia

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Un malore si porta via la Signora dello stile italiano

Se n’è andata a novant’anni la sciura Mandelli, nata Mariuccia, Krizia per tutti quelli che hanno una vaga idea di cosa fosse la moda italiana tra gli anni Sessanta e Ottanta.

Per me che sono nata proprio alla fine di quel ventennio, Krizia era il simbolo dell’eleganza degli adulti e delle signore con capelli cotonati, era il profumo sulla toeletta della mamma, era il logo rosso di una delle prime parole lette tutte da sola, lettera dopo lettera, gustandomi il suono esotico e sconosciuto della grande kappa.
Mi ricordo da sempre della sua faccia allegra e dello sguardo diretto e furbetto, della sua voce decisa e di quel caschetto così perfetto che persino Anna Wintour, ne sono sicura, ancora rosica di invidia ogni volta che ci pensa.
Quello che ho imparato col tempo, però, è che Mariuccia non è solo una memoria d’infanzia, ma è anche una delle stelle più brillanti nel mondo dorato del lusso italiano, quello vero, fatto di capi unici, dove lo stilista non è solo un creativo, ma è prima di tutto un sarto e un maestro delle confezioni.
Krizia maestra lo era davvero, prima in una scuola elementare, poi all’interno dei suoi atelier, dove realizzava i modelli destinati a fare scuola e a ispirare future generazioni di giovani sognatori.
Già negli anni Sessanta le sue idee incantavano giornalisti e clienti e trascendevano tendenze e culture: quando era il colore a dominare, Krizia lanciava una collezione giocata sul contrasto bianco/nero e si aggiudicava pure – prima donna nella storia – il premio “Critica della moda”, quando i pantaloni erano lunghi e a zampa lei si inventava gli hot pants da portare in passerella, quando le donne erano ancora costrette in tessuti rigidi e monotoni eccola irrompere sul mercato con la comoda maglia, che diventerà addirittura tela su cui troveranno spazio le sensuali Valentine di Guido Crepax.

Forse vi sembrerò banale, non vogliatemene, ma in questi giorni il pensiero ritorna a quella foto di Carlo Orsi in cui Mariuccia è ritratta in compagnia di un gruppo di uomini: ci sono Walter Albini, Gianfranco Ferré, Giorgio Armani e Luciano Soprani, giovani principi che ascoltano rapiti e pieni di vita la Regina Krizia, seduta su un trampolino, il viso in ombra ma chiaramente sorridente, la mano aperta per enfatizzare un concetto o sottolineare il senso di una bimg3-kD8F-U4314055611505ESD-590x445@Corriere-Web-Sezioniattuta particolarmente divertente.
Ecco, la malinconia per la perdita di una persona di così grande valore si fa ancora più grande se penso a quello scatto e al fatto che oggi, per lei, nella chiesa milanese di via della Moscova non fosse presente nessuno di loro (quelli ancora in vita, ovviamente): sicuramente l’amicizia non si misura con la presenza, e soprattutto con la partecipazione a un funerale, ma spero che ciascuno trovi il modo di ricordare Krizia nel modo che merita.

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Trentenne, milanese, un marito, due gatti, una formazione umanistica e un lavoro nella comunicazione, donna in cOrriera per scelta ma pigrona per vocazione. Amo lo sport, la moda, il teatro e qualsiasi pezzo di carta dove ci siano sequenze di parole. Adoro il rosa e tutto quello che è strano e kitsch, ma odio gli eccessi senza senso e la provocazione fine a se stessa. Ancora devo decidere se mi piace la gente...per ora osservo e prendo appunti, vediamo se prima degli 'anta' riuscirò a capirci qualcosa...

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