Storia d’aerei, di sogni e d’amore

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Hayao Miyazaki si congeda dal suo pubblico celebrando le sue passioni.

Jiro Horikoshi è un giovane uomo giapponese, troppo miope per diventare un pilota e troppo determinato per abbandonare il sogno di avere le ali; Gianni Caproni è un ingegnere italiano, aviatore e genio visionario, Hayao Miyazaki è Hayao Miyazaki e non serve aggiungere altro, ma cosa hanno in comune questi tre personaggi, ciascuno fiabesco a modo suo?
La risposta è semplice e meravigliosa, come solo le cose belle sanno essere: due giapponesi e un italiano, epoche e storie diverse ma un’unica grande passione, il volo.

E’ con queste premesse che Miyazaki decide nel 2013 di congedarsi dal suo pubblico, regalandogli un ultimo film, Si alza il vento, rischioso e sublime come il volo di un kamikaze: quella che viene narrata nel consueto stile Ghibli è infatti la storia di Jiro Horikoshi, celebre inventore delle macchine perfette e terribili conosciute come Zero, gli aerei da caccia che durante la Seconda Guerra Mondiale sancirono la superiorità nipponica nei cieli e che furono impiegati nelle missioni suicide della campagna del Pacifico.
Niente di più lontano dal Maestro, direte voi, visto che nemmeno l’immenso amore per le macchine volanti ha mai scalfito il suo convinto pacifismo, eppure chi lo conosce bene non può non notare quanto di lui ci sia nel giovane e determinato giapponese, uomo dalle salde passioni, con un debole per le sigarette e l’abitudine di perdersi nei propri pensieri.
In realtà la vita dell’ingegnere aeronautico Horikoshi è frutto di fantasia, così come lo sono l’incontro con la bella Naoko e la dolce storia d’amore che li legherà per un breve periodo: numerosi sono infatti i riferimenti letterari, a partire dal titolo del film, ripreso da una poesia di Paul Valéry, e proseguendo con la vicenda dei due innamorati, ispirata al racconto omonimo di Tatsuo Hori che riecheggia a sua volta La montagna incantata di Thomas Mann, soprattutto nelle parti dedicate al sanatorio e alla dimensione purificatrice e salvifica della montagna.

Assolutamente reale e storica è invece la figura dell’Ingegner Caproni, con il quale Jiro intratterrà un vivace e divertente rapporto onirico: durante le passeggiate sulle ali (letteralmente!) di mastodontici aeroplani colorati, il giovane discepolo avrà modo di comprendere le parole di questo suo improvvisato mentore, perfettamente consapevole della duplice e terribile natura che il fascino del volo esercita sugli uomini.
Sullo sfondo di un mondo che va via via sgretolandosi – non è casuale la scelta di far incontrare Jiro e Naoko durante il terribile terremoto del Kanto del 1923 – l’unica certezza è la forza della passione, che permette di sopportare anche il più tragico dei destini: è con le lacrime agli occhi che i due ingegneri guarderanno lo stormo di Zero andare incontro alla distruzione ed è con desolazione che accetteranno il loro ruolo di demiurghi, creatori di sogni e, loro malgrado, portatori di morte.

“Io con quest’ultimo volo me ne vado in pensione. L’arco di durata di una vita creativa è di un decennio. Sia per gli artisti sia per i progettisti è lo stesso. Il tuo decennio vivilo dando fondo alle tue forze.”

E’ con queste parole affidate a Caproni che Miyazaki prende definitivamente congedo, dopo ben più di un decennio vissuto al massimo delle sue forze: il film che per alcuni era stato inteso dal Maestro come una celebrazione della guerra si rivela invece essere l’ultimo, ennesimo inno alla vita, la celebrazione della creatività e della forza dei sentimenti.
Ci mancherà molto, il Maestro, ma faremo tesoro del suo insegnamento: si alza il vento, dobbiamo cercare di vivere!

9.5 Sublime

Sublime come il volo di un kamikaze

  • Sceneggiatura 10
  • Trama 8
  • Dialoghi 9
  • Regia 10
  • Fotografia 10
  • Personaggi 10
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About Author

Trentenne, milanese, un marito, due gatti, una formazione umanistica e un lavoro nella comunicazione, donna in cOrriera per scelta ma pigrona per vocazione. Amo lo sport, la moda, il teatro e qualsiasi pezzo di carta dove ci siano sequenze di parole. Adoro il rosa e tutto quello che è strano e kitsch, ma odio gli eccessi senza senso e la provocazione fine a se stessa. Ancora devo decidere se mi piace la gente...per ora osservo e prendo appunti, vediamo se prima degli 'anta' riuscirò a capirci qualcosa...

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