Metti un pomeriggio a Milano

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A 10 passi dalla frenesia dello shopping di Corso Buenos Aires a Milano, in via Jan al numero 15, si trova la Casa-Museo Boschi Di Stefano:un tesoro dell’arte contemporanea.

Marieda e Antonio si conoscono in vacanza, s’innamorano, l’anno dopo si sposano. Sono i primi anni ’30 del ‘900. Lui, Antonio Boschi, è un brillante ingegnere della Pirelli, lei, Marieda Di Stefano, è figlia della colta borghesia milanese con una spiccata propensione per le arti plastiche e alterna lo studio e la produzione di ceramica, alle quotidiane incombenze domestiche. Occupano un grande e luminoso appartamento all’interno di uno stabile signorile, in una via parallela di Corso Buenos Aires.
Una coppia normale, con una comune forte passione per l’arte e il collezionismo, che dispone di una condizione economica molto agiata e che raccoglie durante i quarant’anni di vita insieme una notevole quantità di opere di altissima qualità. Le pareti delle dieci stanze dell’appartamento sono ricoperte di tele, e da ogni angolo fanno capolino statue e ceramiche spesso della stessa Marieda. De Pisis, De Chirico, Savinio, Sironi e Fontana, a questi due artisti sono dedicati due interi ambienti, Bay, Marini, Manzoni e tanti altri, dialogano tra loro e con gli arredi dell’epoca, in parte già presenti nell’abitazione e in parte inseriti durante l’allestimento della casa museo. Se si considera inoltre che un’importante porzione della collezione è confluita nel Museo del Novecento della città, è facile intuire con quanta passione si dedicarono per tutta la vita alla loro collezione, dimostrando anche un notevole intuito per i talenti emergenti. Amavano l’arte, amavano vivere nell’arte, circondarsene, quasi immergervisi.
Non avendo avuto figli, Antonio Boschi decise nel 1974 di rendere erede della collezione la città di Milano, affinché il pubblico, entrando nella casa in cui lui e Marieda avevano vissuto, potesse godere dell’amore che li aveva uniti per tanti anni anche attraverso l’arte.

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About Author

Sono nata e cresciuta in un villaggio della provincia bergamasca, quasi bresciana, nascosto tra le nebbie della Pianura Padana. Ho scelto Milano come città di adozione perchè, se impari a conoscerla, non è una città caotica, non è per forza fashion e può pure capitare di chiacchierare col vicino di casa.
Sono laureata in storia dell’arte e lavoro nel variegato mondo della comunicazione.

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