Adesso applaudite me, cazzo!

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Impresa di Flavia Pennetta e Roberta Vinci nelle semifinali dello US Open: per la prima volta nella storia dello Slam la finale femminile sarà tutta italiana

Ci sono cose che nemmeno a sognarle tutta la vita vengono fuori così perfette ed emozionanti, che non ci vuoi sperare perché “non succede, ma se succede”, che neanche ti immagini quanto ti cambieranno l’esistenza; eppure poi, quando ti ci ritrovi in mezzo, sai che era da un bel po’ che te lo aspettavi, che lo desideravi, che ti sembrava di essere pronta da sempre per godere di quell’attimo perfetto.
Io su quel campo ovviamente non c’ero, ma mi piace pensare che ieri Flavia e Roberta si siano sentite proprio così nel loro giorno dei sogni, nel momento in cui hanno capito che ce l’avevano fatta davvero a sbaragliare la concorrenza e a prendersi il loro posto nella storia dello US Open.

Credete che io sia esagerata? Bene, i casi sono due: o non avete idea di chi siano le due avversarie sconfitte o non avete visto nemmeno un fotogramma di entrambe le semifinali.
Stando ai pronostici non c’era alcuna possibilità di successo per le azzurre, né per Flavia né – figuriamoci – per Roberta: la prima perché aveva da sconfiggere un’avversaria più giovane e temibile come Simona Halep, l’altra perché…, perché Serena Williams è Serena Williams, è una schiacciasassi e le mancavano due incontri soltanto per conquistare il Grande Slam, a 27 anni dall’impresa di Steffi Graff.
Per fortuna che le previsioni sono fatte per essere disattese, perché ieri sui campi di Flushing Meadows abbiamo visto forse il miglior tennis delle nostre ragazze.

Inizia la Pennetta con un match in cui – dobbiamo ammetterlo – non c’è mai stata storia: la Halep – testa di serie n. 2 – si dimostra debole, poco incisiva, mentre la Pennetta vola, spinge sulla palla quel tanto che basta per chiudere in meno di mezz’ora il primo set e per regalare agli spettatori un secondo set un po’ più movimentato, andando sotto per 3-1 e rimontando fino al 4-3 che segna la svolta dell’incontro.
Si chiude in 59 minuti, con un perentorio 6-1 6-3, risultato che premia anni di sacrifici e di fatiche e che sancisce la definitiva maturità della brindisina.

Ben più movimentata la semifinale della Vinci, che cede il primo set alla Williams per 6 -2.
La piccola tarantina però non si perde d’animo e risponde colpo su colpo alle bordate dell’americana, che a tratti pare però sottotono, offuscata, forse tesa per l’importanza del match.
Della Vinci colpiscono, oltre ad alcuni guizzi da vera campionessa, anche la calma e l’apparente freddezza con cui ‘subisce’ il pubblico, sempre corretto ma decisamente schierato con l’avversaria. Non si lascia intimorire, si guarda attorno e cerca consensi, fino ad esplodere – dopo uno scambio particolarmente spettacolare – in un prorompente quanto sorridente “e ora fate un applauso anche a me, cazzo!”.
La corsa di Roberta procede spedita per gli altri due set, mentre Serena continua ad essere spaesata, stupita, a tratti palesemente infastidita dalla sua inadeguatezza: il piglio della campionessa non scompare mai del tutto (cede il secondo set solo per 4-6) ma sul 5-4 del terzo set la speranza inizia a crescere, sia sul campo che sui divani degli appassionati italiani.
L’ultimo game va via liscio, quasi non ci si accorge che la partita è finita, il silenzio si fa per un attimo pesante e irreale, poi sono solo applausi: applausi per la regina sconfitta e applausi per la piccina incredula, senza parole e con gli occhi lucidi che ancora sta realizzando che diavolo di impresa ha appena compiuto.

E’ stato un pomeriggio azzurro, ieri, a Flushing Meadows, è stata una notte azzurra e tranquilla a New York, e oggi sarà un’altra grande giornata, azzurra ed emozionante, con le due ragazze che ancora dormono mentre noi, novelli Panatta e Pericoli, dal di qua dell’Oceano già facciamo pronostici e ci prepariamo alla grande festa che, comunque vada, accompagnerà la fine del torneo.

Dicevamo che ci sono cose che nemmeno a sognarle tutta la vita…beh, se questa è la realtà, allora forse è meglio non addormentarsi mai.

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Trentenne, milanese, un marito, due gatti, una formazione umanistica e un lavoro nella comunicazione, donna in cOrriera per scelta ma pigrona per vocazione.
Amo lo sport, la moda, il teatro e qualsiasi pezzo di carta dove ci siano sequenze di parole. Adoro il rosa e tutto quello che è strano e kitsch, ma odio gli eccessi senza senso e la provocazione fine a se stessa. Ancora devo decidere se mi piace la gente…per ora osservo e prendo appunti, vediamo se prima degli ‘anta’ riuscirò a capirci qualcosa…

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