La torre d’oro degli spiriti di Prada

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La Fondazione secondogenita di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli a Milano: un posto interessante anche per chi non segue le mode.

Questa primavera Milano è fiorita di manifesti che pubblicizzano la Fondazione Prada e le mostre ospitate nei suoi spazi; l’inaugurazione è seguita di pochi giorni all’apertura di Expo 2015 e in generale il numero di eventi culturali presenti in città è stato decisamente superiore alla media stagionale e beh, in un primo momento ho sottovalutato la cosa. Eppure quelle locandine che mostrano ora il nuovo edificio, creatura sontuosa di Rem Koolhaas, famosissimo architetto olandese pare, ora una delle opere esposte alla mostra “Serial Classic”, dedicata alla statuaria antica hanno continuato a incuriosirmi. Mondo della moda, architettura moderna e arte antica; una strana attraente formula il cui risultato è valsa la pena di verificare in una domenica di agosto.
Il complesso di edifici sorge a ridosso di uno scalo merci della stazione di Porta Romana, o meglio, la Fondazione ha occupato e resuscitato le spoglie di una defunta distilleria della Società Italiana Spiriti e al momento si innalza come una fondazione nel deserto, anche se altre edificazioni intorno paiono imminenti. Le forme sono sobrie e rigorose e le nuove strutture armonizzano con le vecchie costruzioni di inizio ‘900, come la torre ora dorata, siamo pur sempre a casa di una stilista, che fa parte del corpo centrale e che è stata battezzata Haunted House, anche se non sono più gli spiriti alcolici a infestarla ma le visioni di Robert Gober e le malinconie di Louise Bourgeois. L’aureo bastione è annesso al cubo di vetro e acciaio che ospita la preziosa mostra sulla riproduzione seriale delle opere in Epoca Classica, un’opportunità per spiegare come al di là delle ragioni politiche o religiose, con statue di sovrani o divinità, l’esigenza dell’uomo di possedere, circondarsi e quindi riprodurre la bellezza abbia radici lontane e come tale concetto sia mutato nei secoli.
Negli spazi denominati Cisterna, Galleria Nord, Galleria Sud e piano terra del Deposito ancora in costruzione, sono ospitate le opere della collezione Prada-Bertelli, talvolta affiancate da dipinti e sculture provenienti da musei e altre collezioni private per maggior completezza del percorso artistico. Per la verità alcune sale della Galleria Sud sono talmente affollate dalle tele di Fontana, Koons e colleghi da renderne veramente difficile la fruizione o come spesso succede con l’arte contemporanea, sono le opere stesse a lasciare perplessi e ad impedire la propria comprensione. Lo dico perché a me per esempio è sfuggito il senso dell’allestimento, e per la verità anche delle opere, della sala nel Deposito in cui sono presenti modelli in scala 1:1 di furgoni e automobili in alcuni casi carbonizzate e rivestite di mozziconi di sigaretta. Nella Cisterna Lost Love di Damien Hirst, una sedia ginecologica-relitto, Case II di Eva Hesse, materiali diversi fusi insieme, e 1 metro cubo di terra di Pino Pascali, effettivamente 1 metro cubo di terra ma forse qualcosina meno, costituiscono un trittico di opere temporaneamente esposte.
Comunque sia, se l’arte contemporanea non vi ha conquistato, alla Fondazione Prada potete anche andare per vedere un film al Cinema appositamente costruito e in cui si tengono dei cicli d’essai; è possibile recarsi anche sotto il Cinema, ma lì di nuovo trovereste una complessa installazione artistica dal titolo “Processo Grottesco” che potrebbe nuovamente mandarvi in confusione, quindi è meglio risalire subito e magari fermarsi su una comoda panchina all’ombra a fare due chiacchiere o, se siete dei forzati della consumazione, fare un salto indietro nel tempo di 60 anni al Bar Luce, progettato da quel genio nostalgico di Wes Anderson e ispirato alla Milano che non c’è più di Miracolo a Milano, Rocco e i suoi Fratelli, La vita Agra e persino ai film sulla mala degli anni ’70.

 

 

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About Author

Sono nata e cresciuta in un villaggio della provincia bergamasca, quasi bresciana, nascosto tra le nebbie della Pianura Padana. Ho scelto Milano come città di adozione perchè, se impari a conoscerla, non è una città caotica, non è per forza fashion e può pure capitare di chiacchierare col vicino di casa.
Sono laureata in storia dell’arte e lavoro nel variegato mondo della comunicazione.

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